Disturbi Psicogeni dell'Alimentazione

Disturbi Psicogeni dell' Alimentazione

 

 

-Disturbi Psicogeni Alimentari-

--Il Progetto Integrato, è suddiviso in una parte prettamente clinica, e in un altra orientata alla prevenzione, e alla promozione della salute, con interventi mirati già nella prima infanzia e per la popolazione giovanile.--

-“Educazione Alimentare nelle scuole, per contrastare l'esordio di Obesità e Disturbi Alimentari Psicogeni” -Progetto di Prevenzione clinica, e Promozione della Salute-

-"L’immagine riflessa, Identità, e Disturbi Psicogeni Alimentari" -Un percorso clinico, di riflessione intorno ai temi di educazione alimentare, e di prevenzione dei disturbi psicogeni dell’alimentazione, di intervento sul sintomo, e su un disagio più profondo. -

-Premessa.

Già nella carta di Ottawa, del 1986, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, indica le linee guida, per favorire la promozione della salute, ossia, per favorire quel processo che consenta ad ogni persona, di esercitare un maggiore controllo della propria salute, per poterla così migliorare. La salute, vista non come obiettivo di vita, bensì come risorsa di vita, e come uno stato di completo benessere fisico, mentale, e sociale. E’ chiaro, che per raggiungere tale stato, l’individuo o il gruppo, deve essere in grado di identificare e realizzare le proprie aspirazioni, di soddisfare i propri bisogni, di modificare l’ambiente, o di adattarvisi. La salute, è creata e vissuta da tutti, nella sfera della quotidianità: là dove si impara, si lavora, si gioca, si ama. Avendo cura di se stessi, e degli altri, acquisendo la capacità di prendere decisioni, e di assumere il controllo delle circostanze della vita, facendo in modo, che la società in cui si vive, consenta tutto questo. E’ quindi compito della società, fornire strumenti utili al raggiungimento di una situazione di benessere. Per questo, la promozione della salute, non è responsabilità esclusiva del settore sanitario, ma, abbraccia tutti gli ambiti della società, tra cui, un ruolo importante, è rivestito dal settore educativo e quindi dalla scuola. Le scuole che promuovono la salute, s'impegnano ad offrire un ambiente sicuro e favorevole alla salute, dove ciascuno, possa vivere, lavorare, imparare e sviluppare armoniosamente la propria personalità. Questo concetto, è compatibile anche con il bisogno comunitario di prevenire il disagio, che, spesso, sfocia in fenomeni quali aggressività, violenza, bullismo, dipendenze, disturbi alimentari psicogeni, sociopatie ecc. Potenziare gli interventi di prevenzione e promozione della salute nelle comunità e nel settore dell’educazione, è fondamentale, anche perché il legame tra conoscenza e salute, è ormai universalmente riconosciuto. Negli ultimi decenni, nel mondo occidentale, si sono sviluppate, in maniera pandemica, così come dichiarato dall’OMS, due problematiche importanti, e costituenti un grosso ostacolo al raggiungimento di quel tanto auspicato stato di benessere fisico, mentale, e sociale. Parliamo dell’obesità, e dei disturbi alimentari psicogeni. Nel mondo occidentale, l’aumento della disponibilità di cibo, e le sempre più ridotte opportunità di dispendio energetico, hanno determinato negli ultimi decenni, la comparsa di problematiche, con rilevanza sociale sempre più importante, legate al cibo, e al rapporto che, una considerevole parte della popolazione, ha con il cibo e l’alimentazione in genere. Prima tra queste l’obesità. Infatti, il cibo, non è mai stato così accessibile, e i prodotti ricchi in grassi e zuccheri, cioè ad alta densità calorica e basso potere saziante, sono quelli più economici. Di conseguenza, le società moderne, sono viste come ambienti obesogenici. Ciò significa, che esse conducono a consumare cibo in eccesso, e aumentare la diffusione di stili di vita sedentari, accrescendo così il rischio di obesità. Queste influenze, prendono forma nei vari scenari ,come la famiglia, la scuola, la comunità, e il luogo di lavoro. Oltre a danneggiare il benessere e la salute di vaste porzioni della popolazione, e generare forti spese da parte dei servizi sanitari, l’obesità ha un impatto impressionante e inaccettabile sui bambini. I bambini obesi, sono esposti per una quantità maggiore di anni alla sindrome metabolica, e vanno incontro a comorbilità come ad esempio, la comparsa del diabete, in fasi più precoci della vita. L’obesità dei bambini, è la dimostrazione più lampante della forza delle influenze ambientali. I bambini sono, ormai di gran lunga, più recettivi ai messaggi commerciali, che alle raccomandazioni della famiglia e della scuola. A partire da questi presupposti, l’obiettivo indicato anche dall’OMS nella “Carta europea sull’azione di contrasto all’obesità”, è quello di creare le condizioni, perché tutti i paesi della regione europea, possano contrastare l’aumento dell’obesità infantile, e mettere a freno l’epidemia, in non più di un decennio. Anche nel nostro paese, ci si sta rendendo conto della gravità del problema, e le istituzioni di competenza, iniziano a prenderlo in considerazione, attuando delle strategie tese a contrastarlo. In una società come quella appena descritta, l’educazione alimentare è diventata ormai una necessità. E’ importante portare avanti questo discorso, a partire anche dai banchi di scuola, perché questo, costituisce un investimento sul benessere della popolazione. I disordini alimentari, di cui, anoressia e bulimia nervosa sono le manifestazioni più note e frequenti, sono diventati nell’ultimo ventennio, una vera e propria emergenza di salute mentale, per gli effetti devastanti che hanno sulla salute, e sulla vita di adolescenti e giovani adulti. Negli Stati Uniti ,le associazioni che si occupano di disordini alimentari,non esitano a definirli una vera e propria epidemia, che attraversa tutti gli strati sociali, e le diverse etnie. Se non trattati in tempi e metodi adeguati, i disordini alimentari, possono diventare una condizione permanente, e nei casi gravi, portare alla morte che di solito avviene per suicidio o per arresto cardiaco. Secondo la “American Psychiatric Association”, sono la prima causa di morte per malattia mentale,nei paesi occidentali. Uno studio pubblicato sulla rivista inglese “The Lancet”, indica che la ricerca sui “trattamenti”, è molto più avanzata nel caso della bulimia nervosa, dove sono stati svolti più di cinquanta studi e trial,indicando inoltre,che una gestione secondo “pratiche basate sull’evidenza”, è possibile.Minore attenzione, invece, si sarebbe dedicata a ricerche sui possibili “trattamenti” di anoressia nervosa e delle altre forme di disturbo psicogeno alimentare.Anoressia e bulimia, sono disturbi complessi, determinati da condizioni di disagio psicologico ed emotivo, che, quindi, richiedono un trattamento sia del problema alimentare in se, che della sua natura profondamente psichica. Possono manifestarsi in persone di diverse età, genere e provenienza sociale, ma sono solitamente più comuni, in giovani donne in età compresa tra i 11 e i 25 anni. Anoressia, bulimia e obesità, sono solo le manifestazioni estreme di un alterato rapporto con il cibo. In questi disturbi, la disfunzione e il disagio psicologico-funzionale sono palesi e la relazione che dovrebbe essere fondamentalmente funzionale col cibo, diventa dolorosa dipendenza con vissuti apatici di relazioni, di attività, ruoli e luoghi. Una alimentazione inusuale, che viene espressa in maniera evidente e modalità diversificate. Spesso, i servizi, sono solamente l’ultima spiaggia, raggiunta allo stremo delle forze. Una maggiore consapevolezza sociale, in ambito familiare, e nella cerchia amicale, espressa in un consapevole e misurato sostegno, porterebbe sicuramente a smorzare la sofferenza, e a favorire un intervento di sostegno verso i pazienti. Per tali motivazioni,ma non solo, l’intervento di prevenzione e promozione della salute, assume una valenza fondamentale, se integrato con il lavoro clinico specialistico.

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