Identità e Disturbi Alimentari Psicogeni

L'Identità e i Disturbi dell' Alimentazione

 

 

-- Identità e Disturbi Alimentari Psicogeni --

Dr. Vittorio Catalano 2008 - 2009 , Università Sapienza, Roma.

 

-Introduzione.

In ogni cultura, gruppo, comunità di esseri umani, vi sono delle regole implicite ed esplicite, che sottostanno alla relazione tra gli individui e la società. Ci sono società, dove si privilegia l ‘espressione del gruppo sociale, rispetto alle esigenze dei singoli, e ci sono società, che privilegiano l’ espressione delle individualità, in un contesto normato da regole uguali per ogni individuo, ma, senza tralasciare la storia delle comunità. La nostra tipologia di società dovrebbe essere la seconda. Questo argomento, senza ombra di dubbio sociologico, è utile per introdurre la parte clinica di questo lavoro, infatti, mi avvarrò proprio di un certo tipo di sociologia, una sociologia che oggi possiamo chiamare psicologia sociale. Partiremo dall’incredibile lavoro del prof. William James, che è stato il primo ad esprimere un concetto del sé in psicologia; Il grande lavoro di Paul Watzlawick sull’importanza delle relazioni e quello di Erving Goffman sulle interazioni interpersonali e sullo stigma sociale, per introdurre in un contesto storico culturale, la mia idea. Queste riflessioni “illustri”, mi hanno indirizzato verso un argomento clinico: il rapporto tra la società, e l’individuo, e tra la sofferenza dell’individuo, e la Società, e, infine, il rapporto tra l’identità personale, la psicopatologia, e i disturbi del comportamento alimentare.

 

1.1 Riflessioni sulla Realtà

Un mattino, mentre sfogliavo vari libri e consultavo il web, trovai una “ricerca scientifica” che parlava di medicina, la definirei una sorta di leggenda metropolitana. Si parlava di un macabro esperimento, dove una decina di persone sofferenti di problemi cardiaci, vennero indirizzate verso un operazione a cuore aperto. Gli esami clinici, sottolineavano le disfunzioni cardiache di ognuno di questi individui, ma in effetti, metà furono “aperti” e operati con un bay-pass, e gli altri, furono “aperti” e ricuciti senza nessun intervento agli organi interni. Il risultato, fu che i pazienti che furono operati col bay-pass, per diversi motivi o complicanze, in maggioranza, morirono successivamente nonostante le cure attente. I pazienti invece, che pur avendo ugualmente problemi cardiaci, furono ricuciti senza nessun intervento, non solo sopravvissero quasi tutti, ma guarirono, o ebbero una remissione più o meno importante della sintomatologia di partenza. I pazienti che non subirono nessun reale intervento, gioirono della qualità della prestazione sanitaria, ma i medici sbigottiti, videro guarire, persone con patologie conclamate e comprovate, senza che vi fosse stato nessun intervento medico esterno, se non solo quello placebo della finta operazione. Heinz von Foerster, a tal proposito, direbbe che gli esseri umani sono come uno specchio, sono ricettivi verso l’esterno, infatti i recettori degli organi di senso umani, trasformano un segnale energetico esterno (onde sonore, luce, molecole chimiche), in un segnale energetico interno(potenziale elettrico) trasportandolo coi neuroni (il servizio postale degli esseri viventi), sino al cervello ( il nostro centro di smistamento), dove, tale segnale verrà rielaborato, interpretato, e fornito di un significato. Il segnale trasportato, non è qualcosa di qualitativo, ma varia solamente in quantità e/o intensità, la cui ricezione, in assenza di deficit fisiologici (cecità, sordità etc. etc.), funziona in modo identico e indistinto. L’unico meccanismo che varierà, sarà la rielaborazione e la interpretazione finale. Quest’ultima, è data esclusivamente dal nostro essere, dalle nostre esperienze, dalle relazioni, dalle situazioni, e dagli stati d’animo di ognuno di noi. Foerster, sostiene dunque, che ogni essere umano, si inventa la sua realtà, aggiungendo:

 

Secondo il principio di relatività, che rigetta un ipotesi quando non è valida per due casi presi assieme, sebbene sia valida per ogni caso preso separatamente, le rivendicazioni solipsistiche vanno in frantumi quando oltre a me stesso io invento un altro organismo autonomo. Và comunque notato che dal momento che il principio di relatività non è una necessità logica,né una proposizione che può essere dimostrata vera o falsa, il punto cruciale è che io sono libero di adottare questo principio o di rigettarlo. Se lo rigetto, sono il centro dell’ universo, la mia realtà sono i miei sogni e i miei incubi, il mio linguaggio è il monologo e la mia logica una fonologica. Se invece lo adotto né io né l’altro possiamo essere il centro dello universo. Come nel sistema eliocentrico, deve esservi un terzo elemento che faccia da riferimento centrale. Questo elemento è la relazione tra “ tu” e “io” e questa relazione è l’identità .”

 

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