Le Emozioni tra Psicologia e Psicopatologia

Le Emozioni tra Psicologia e psicopatologia

 

 

--Le Emozioni tra psicologia e psicopatologia--

Dr. Vittorio Catalano, 2006-2007 Università di Cagliari , Italia

 

Frequentemente, nella quotidianità, vi è certamente capitato di sentire parlare dell’ansia, della paura, della gioia, delle emozioni. L’interesse avuto verso quest’argomento, ha fatto maturare convinzioni e dubbi, perché sia nello studio, che nella vita quotidiana, si sono sempre affrontati gli accadimenti e i “disturbi” emotivi come un qualcosa a se stante, lontano dal mondo esterno, causato da problemi interni all’organismo umano, e, di conseguenza, con connotati scarsamente delineati. Per questo motivo, voglio iniziare una digressione su questo argomento . La prima difficoltà che ci si è trovati davanti, è quella di non poter parlare dell’emotività nel senso stretto del termine: né, come disturbo esclusivamente patologico, ma neanche come una peculiarità totalmente positiva, sia per la mancanza di letteratura in questione, sia perché, dopo continui approfondimenti, si è appurato che la condizione emotiva, è spesso una componente essenziale per la vita degli uomini. La seconda difficoltà, è stata quella di collocare le argomentazioni in un contesto più ampio, e, in questo caso, esaminare gli studi sulle emozioni, per poter contestualizzare e inglobare, la descrizione della psicopatologia del caso (descritta in tanti testi e manuali diagnostici), farla, quindi, rientrare nella nomina dei disturbi emozionali. Si è consapevoli, del fatto che, con la denominazione di disturbi emozionali, si possono indicare (e infatti vengono indicate , da molti autori), anche patologie considerate più gravi come la schizofrenia (o sdoppiamento di personalità), e non si vogliono creare altre “etichette”, per indicare la sofferenza. L’unico intento, in questo caso, è quello di allargare il campo di studio sulla psicopatologia, partendo da basi solide che possano armonizzare il fluire delle argomentazioni. Questo lavoro, parla, innanzi tutto, dei disturbi che si manifestano in alcuni esseri umani, in un determinato periodo della loro vita, e in condizioni particolari. Disturbi, che presentano forti cariche emotive, e che si verificano, in un contesto che non è da considerare intrapsichico, ma bensì appartenente allo ”spazio” di vita e di relazione tipici del mondo sociale. Il Lavoro, si suddivide in tre parti: Psicologia delle Emozioni, Psicopatologia delle emozioni, Psicologia e Psicopatologia : Conclusioni. Nella prima parte, Psicologia delle Emozioni, viene introdotto, in modo abbastanza ampio, un discorso che parte, appunto, dallo studio delle emozioni, e continua, introducendo quello sui disturbi emozionali, con una trattazione focalizzata dal un punto di osservazione psicoanalitico. Nel primo capitolo, “Lo Studio delle Emozioni e i Disturbi Emozionali”, si effettua un’introduzione delle definizioni di “emozione” con un approccio scientifico, e, più precisamente psicologico, del nostro ultimo secolo. Viene menzionata la teoria psico-evoluzionistica delle emozioni (di Plutchik), ma non approfondita, perché il punto di vista che si vuole tenere lungo tutto il” percorso”, è un punto di vista prettamente psicologico. Grazie alle citazioni del testo Emotion (prof, James Hillman), e al suo focus squisitamente archetipico, in cui si affronterà una digressione, con l’apporto di varie teorie, sulla eventuale localizzazione psicologica e fisiologica delle emozioni. Cercando di dare una “localizzazione all’evento emotivo” si trarranno interessanti conclusioni. Si analizzerà, in che modo le emozioni possono essere intese come conflitto prima, e come disordine poi, concludendo con un’affermazione da me ri-citata di Oscar Wilde: “Il vantaggio delle emozioni è che ci sviano…” Nel secondo capitolo, I Disturbi Emozionali: l’Ansia, si parla di emozioni, non unicamente come disturbo, ma anche come elemento fondamentale per il funzionamento psichico. Infatti si introduce l’importante distinzione tra “ansia buona” e “ansia cattiva”; si esprime un concetto ampio del “panico” e degli altri disturbi, il tutto, connesso ad un importante descrizione del meccanismo di arousal-attivazione, che controlla la quantità di energia psichica, utilizzata per affrontare le situazioni di vita. Vi è poi, un “excursus” storico, che parte da Freud, prosegue con la Klein, e termina con Winnicott, analizzando il concetto di angoscia (qui indicata come “l’ansia cattiva”) nelle relazioni oggettuali, nella prima fase della vita, e in quella dell’infanzia, dove, si creano i primi legami con gli “oggetti”, e si inizia a conoscere il mondo fisico, sociale e culturale. Diverso è l’approccio della Horney e di Fromm che vedono questa angoscia come una figlia dei conflitti psichici, familiari e sociali. Nella seconda parte, quella dedicata alla Psicopatologia, discorriamo sui vari disturbi emozionali, si presentano infatti le descrizioni di vari disturbi, proposti, partendo dalle definizioni nosologiche del DSM IV. I disturbi trattati, sono: Il Disturbo di Panico, Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo, Il Disturbo Post-Traumatico da Stress, I Disturbi d’Ansia Generalizzata e I Disturbi Fobici. Ho voluto enfatizzare ed evidenziare un trattamento, l’ EMDR, poiché, mi colpi la storia che lo raccontava, quando ne sentii parlare per la prima volta, una “storia che cura” avrebbe detto, forse, Hillman. Dall’inizio degli anni novanta, si è cominciato a utilizzare l’ EMDR, Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i movimenti oculari, scoperto alla fine degli anni ottanta dalla psicologa Shapiro. Nonostante le diverse critiche, sembra essere abbastanza efficace, tanto che, si sta procedendo continuativamente a sperimentarlo scientificamente.Nella terza parte, Psicologia e Psicopatologia: Conclusioni, si esamina il discorso della transizionalità o campo psichico, come via privilegiata di localizzazione dei disturbi emozionali. Questo è interessante e importante allo stesso tempo, perché permette di traslare l’intervento terapeutico, ponendo concettualmente la relazione con il paziente (o sofferente nell’anima), su un altro piano disgiunto, non più totalmente interno, né totalmente esterno, ma, appunto transizionale, con una focalizzazione più olistica, che pone al centro del discorso l’ ”essere” umano, e che ha come obbiettivo primario la riappropriazione prima perduta, almeno in parte, della realtà psichica. Il discorso si conclude dunque, con un richiamo al mondo che ci circonda e che deve fare parte del contesto terapeutico, poiché, spesso, una persona disturbata, perde sensibilità non solo verso la quotidianità di vita, e verso ciò che lo circonda, ma, soprattutto, perde il contatto con se stesso e col significato del suo essere nel mondo.

 

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