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Le Immagini e il mondo immaginale

 

 

 

 

Immagine e temporalità

 

 

 

 

 

Cos’è un' immagine? Cos’è l’immaginazione? Per quale motivo le immagini sono cosi importanti? Vi siete accorti che siamo circondati di immagini? Se in questo istante vi guardate attorno, non riuscirete a contarle, perché, vi accorgerete di essere letteralmente in mezzo ad immagini di ogni genere. Volete qualche esempio? Avete quadri alla parete? Fotografie, oggetti di uso quotidiano, gli animali, le persone e i nostri sogni perfino! Ogni cosa attorno a voi è un' immagine! Voi compresi! In effetti, noi viviamo in un mondo che possiamo definire un “mondo immaginale”, è la nostra peculiarità specifica!

 

 

 

 

Comunemente, diamo questo significato al termine Immagine:

 

Forma esteriore degli oggetti corporei, in quanto viene percepita attraverso il senso della vista, rappresentazione con mezzi tecnici o artistici, della forma esteriore di cosa reale o fittizia”. I suoi sinonimi sono: figura, forma, aspetto, apparenza, parvenza, sembianza, figurazione, rappresentazione, effigie, copia, fotografia, disegno, ritratto, icona, idea, visione, incarnazione, personificazione, simbolo, esteriorità, look, impressione, facciata.

 

 

 

 

Nella preistoria, quando la scrittura non esisteva, le immagini erano il modo di comunicare. L'artista, incideva sulle pareti delle grotte le sue paure, le sue credenze, ma anche la vita quotidiana della sua tribù. Per fare questo, si serviva di figure e di simboli che arrivati sino a noi, sono divenuti documenti e testimonianze preziose. Le prime pitture rupestri (eseguite, cioè, sulla roccia), furono scoperte nel 1879 in una grotta ad Altamira, nel Nord-Ovest della Spagna. Rappresentano animali (soprattutto bisonti, ma anche cervi e cavalli) affiancati da segni geometrici quali triangoli, ovali, rettangoli. Inizialmente, i paleontologi, non credevano che raffigurazioni così vive e realistiche, potessero essere state realizzate da uomini dell'era glaciale, ma, quando vennero scoperte altre pitture rupestri attribuibili allo stesso periodo, accettarono l'idea dell'esistenza di una vera e propria arte preistorica.

 

 

 

 

Le grotte usate per le pitture, non erano abitate. Erano probabilmente, luoghi sacri, dove si svolgevano cerimonie religiose propiziatorie (forse accompagnate da danze e canti) per conquistare la benevolenza degli dei, affinché, aiutassero l'uomo primitivo a sopravvivere, e, gli rendessero favorevole la caccia. Le figure ritrovate sulle pareti delle grotte, sono per lo più riferite al mondo animale: scene di caccia associate a simboli femminili e maschili, che rappresentano la coppia umana, e fanno pensare alla continuazione della specie, e alla sua sopravvivenza. Per il cacciatore paleolitico, non esisteva probabilmente contrapposizione tra realtà e immagini: dipingendo la realtà, pensava di impadronirsene, e di acquistare così un potere soprannaturale.

 

 

 

 

Nelle pitture preistoriche, non sono rappresentati i paesaggi. L'uomo, si raffigura in maniera stilizzata, o attraverso l'impronta delle sue mani, spesso alternate a segni. Segni, mani e animali, sono disposti in un ordine preciso: quasi come una forma di scrittura.

 

 

 

 

Cosi quasi allo stesso modo, noi poniamo enfasi sulla realtà fenomenica, lavorare sulle immagini e con le immagini, è fondamentale. Nel bellissimo testo “le terapie immaginative”, C. Widmann asserisce: “la realtà psichica, è intessuta di immagini, ed entrare nell’immaginario, significa vivere la propria realtà psichica. Le fantasie, le visioni, e le immagini dell’inconscio, possiedono un potenziale curativo." Il mondo immaginale, diviene lo sfondo archetipico, da cui le immagini, affiorano a definire e delineare l’ individualità, attraverso le cariche emotive, la potenza dei simboli, le derivazioni psicopatologiche, delimitano la costellazione che caratterizzerà il percorso esistenziale di ogni essere, ogni giorno, ogni minuto, e ogni secondo.

 

 

 

 

L’immaginazione attiva, ha come obbiettivo, l’ottenimento e il rispetto di una visione integrale, su questi fondamentali processi immaginali inconsci. In questo contesto,il concetto di tempo,non è più funzionale nè tanto meno reale. Ciò che chiamiamo passato, non esiste, in effetti, nel presente. Cosi come, non esiste cio' che definiamo futuro in questo istante, né, sappiamo, se esisterà qualcosa al di là di questi istanti presenti. Cercare di vivere dunque, in uno spazio temporale lontano dall’istante presente, ci astrae dalla nostra stessa attuale esistenza. La mia realtà, è questo istante, e io sono qui, e ora. Adesso, posso decidere, cosa fare, o cosa essere. Ora, posso fare e posso essere!

 

 

 

 

Osservando la manifestazione dell’immaginale nei casi eccezionali, possiamo cosi, decifrare un prontuario, che ci permetterà, di lavorare sulla normalità, mai, potrà avvenire l’inverso. Le nostre comunità, le nostre creazioni, l'umanità intera, sono state predisposte, per poter comprendere e attuare queste finalità, ogni essere, è unico e irripetibile, per l’essenza che è in lui incarnata, e che durante la vita dovrà essere espressa. “Ognuno di noi, esiste non come oggetto materiale, ma come immagine. Siamo immagini complesse, date dalla nostra vocazione, da tutti i sogni, le missioni, e le voci del nostro incoscio ancestrale. Le fonti del condizionamento inconscio, sono di origine familiare, esse sono infatti la famiglia e la società, che è la famiglia della famiglia."

 

 

 

 

La visione di Hillman, ci porta a considerare differentemente noi stessi e la nostra provenienza, a cercare delle vie per riportare in vita, qualcosa che, la nostra cultura pare avere quasi del tutto dimenticato: il culto degli avi.

 

 

 

 

"Fin dal momento del nostro concepimento, noi riceviamo dal nostro passato arcaico un “progetto di vita”. In questo progetto di vita, si esprimono compiti di compensazione del destino familiare, cioè, compiti di risarcimento nei confronti degli avi. I nostri avi, dunque, sono dentro di noi, sono aspetti della nostra psiche, dialogare con gli avi, è interrogare le profondità psichiche, è “fare anima”. I nostri avi, in quanto rappresentanti dell’invisibile, ci mostrano ciò che è nascosto, segreto, profondo. Gli avi ci parlano del nostro progetto di vita, della nostra missione nel mondo. In quanto immagini psichiche, ci svelano il mito che stiamo mettendo sulla scena della vita vivendo” (J. Hillman).

 

 

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